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UIC/011 - anno 2009 numero 1

Diritti negati e cultura dell’emarginazione

Il rapporto dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa di Strasburgo .

I disabili costituiscono "la terza  nazione del mondo", come recita il titolo del libro di Matteo Schianchi. Di questi, circa 200 milioni, sui 650 del totale, risiedono in Europa (intesa non come l’insieme dei soli stati membri dell’U.E.). Nei paesi dell’U.E. rappresentano il 15% delle persone in età lavorativa, mentre nei rimanenti stati europei raggiungono il 25%. Ma la loro partecipazione alla vita sociale è limitata: solo il 42% dei disabili ha un impiego (contro il 65% dei normodotati) e addirittura il 52% è economicamente inattivo (contro il 28%).

A partire da questi e altri dati, l’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa di Strasburgo (PACE) ha approvato lo scorso gennaio il rapporto sull’ "Accesso ai diritti per le persone disabili e la loro partecipazione piena e attiva nella società" che suggerisce ai 47 paesi membri una serie di misure atte a migliorare la vita delle persone con disabilità. I governi, insomma, vengono invitati a garantire ai disabili il pieno accesso ai loro diritti, e che questi possano venire esercitati senza interposta persona e con protezione dagli abusi.

Il nostro Parlamento ha recepito la convenzione Onu del 2006 nella seduta del 24 febbraio 2009. Ma, tuttavia, la cultura della discriminazione e dell’emarginazione, che si sta facendo strada nel nostro paese, lancia segnali di segno totalmente opposto anche per ciò che concerne la disabilità. Dalla ragazza trentina esclusa da una gara di nuoto perché cieca, a quella ligure a cui è stato impedito di entrare in un supermercato perché in carrozzina, alle cattive e restrittive interpretazioni della legge 104 da parte di pubbliche amministrazioni e dello stesso ministro Brunetta, dai tagli consistenti al sostegno scolastico introdotti dalla riforma Gelmini, vediamo atti sia privati, sia pubblici, che non paiono proprio in sintonia con la Convenzione Onu e con il rapporto del Consiglio d’Europa.

La battaglia che a quanto pare ci aspetta nel prossimo futuro per  un pieno ed effettivo riconoscimento dei diritti dei disabili dovrà investire non solo – e forse non tanto – l’aspetto legislativo, ma anche e soprattutto quello culturale. Non bisognerà in nessun modo acconsentire con chi, con la giustificazione della crisi, vorrà far accettare drastici tagli
di risorse e revisioni legislative, e non bisognerà cedere a quanti cercheranno di far passare i diritti dei disabili come una sorta di privilegi tollerabili solo in tempi di vacche grasse. E soprattutto bisognerà contrastare con ogni mezzo chi tenterà di spingerci nuovamente entro spazi "protetti", con la scusa che così si può meglio far fronte alle nostre esigenze.

Stiamo all’erta!

 

Francesco Fratta

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