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UIC/011 - anno 2009 numero 1

L’occhio bionico

Per i retinopatici una speranza che potrebbe diventare realtà.

Per ora tutto è in fase di sperimentazione e non è il caso di crearsi troppe illusioni; tuttavia l’occhio bionico potrebbe diventare un utile strumento soprattutto per coloro che sono affetti dalla retinite pigmentosa.

Vi domanderete come funzioni: è costituito da una minitelecamera e un videoprocessore montati su occhiali che inviano le immagini catturate a un minuscolo ricevitore; il ricevitore trasmette i dati, attraverso un cavo sottile, a una serie di elettrodi posizionati  sulla retina. Quando vengono stimolati, sollecitando le cellule ancora funzionanti, inviano messaggi al cervello attraverso i nervi ottici. Il cervello è così in grado di aumentare la percezione visiva o, nel caso di assenza totale della vista, di permettere almeno per ora la visione della luce e dei colori.

Circa sette mesi fa nell’ospedale oculistico Moorfield di Londra il 73enne Ron, non vedente da trent’anni a causa della patologia suddetta, è stato sottoposto a questo intervento, ed ora percepisce la luce, segue le linee bianche sulla strada ed identifica alcuni colori. Il dottor Lyndon Da Cruz, che lo segue in questa fase di sperimentazione della durata di due anni, si mostra abbastanza soddisfatto e dichiara che l’importante è che il paziente impari col tempo ad interpretare le forme, attribuendo loro un significato.

La tecnologia dell’occhio bionico è stata progettata dalla società americana Second Sight, e al momento i pazienti che la stanno sperimentando nel mondo sono diciotto, così solo al termine dei due anni di sperimentazione si potrà verificare quali effettivi risultati siano stati conseguiti ed apportare eventuali modifiche tecnologiche più mirate.

Ci auguriamo che "Argus II", questo infatti il nome dell’impianto, non deluda le aspettative e possa anzi diventare un valido strumento per  supportare le cellule ancora funzionanti e rallentare, possibilmente, il  processo degenerativo in modo che tali pazienti non giungano alla cecità totale.


Flavia Navacchia

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