UIC/011 - anno 2009 numero 1
Parco d'Arte Vivente
La natura: una meravigliosa forma di arte vivente
Il Pav, acronimo di Parco d’Arte Vivente, non è uno dei soliti musei dove si toccano statue o reperti archeologici, ma è un luogo realizzato e studiato fin nei minimi particolari affinché i visitatori, che in buona fede credono di conoscere la natura che li circonda, comprendano quanto sia misteriosa e profonda la vita di una pianta, di un insetto, di una conchiglia, di un sasso e si rendano conto che solo se sapremo amare e rispettare l’ecosistema biologico sarà possibile invertire quel processo di sfruttamento e di degrado che, se non dovesse arrestarsi, provocherebbe l’estinzione di molte specie animali e vegetali e, con esse, finirebbe col compromettere la stessa esistenza dell’uomo su questo pianeta.
Il Pav si trova in via Giordano Bruno nell’area di trasformazione di un precedente sito industriale. Il progetto architettonico è stato realizzato dall’architetto del paesaggio Gianluca Cosmacini, in collaborazione con Alessandro Fassi. L’edificio al centro del Parco Bioma è un’opera d’arte ambientale dell’artista Piero Gilardi e i suoi spazi interni sono stati progettati dall’architetto Massimo Venegoni.
Il percorso allestito per i non vedenti e gli ipovedenti inizia proprio all’interno del Bioma, un edificio suddiviso in sei ambienti dove sono collocate diverse postazioni interattive. Durante il tragitto si può interagire con alcuni elementi naturali messi in evidenza da proiezioni e ingrandimenti, prodotti dalla manipolazione dei visitatori, grazie all’ausilio di interfacce tecnologiche e programmi informatici.
Questo percorso che vuole suscitare nel visitatore sensazioni visive, uditive, tattili ed olfattive si presta molto anche per un pubblico costituito da non vedenti: se manca un senso perché non utilizzare al meglio gli altri quattro? Il nostro cammino prosegue, poi, nel cortile ottagonale, dove l’installazione "Flip off (MANCOZEB)" che campeggia a caratteri cubitali ed è leggibile anche per noi in braille, ci ha fatto riflettere sull’uso eccessivo e spregiudicato dei pesticidi.
La parola Mancozeb, infatti, non è altro che la molecola anticrittogamica di un funghicida che viene usata per salvaguardare la produzione del mais, ma che produce effetti decisamente catastrofici se usata in modo inconsapevole. La scorsa primavera a causa del Mancozeb sono morte migliaia e migliaia di api e tracce di questo pesticida si ritrovano in moltissimi cibi e perfino in alcune bottiglie di vino, anche costoso. Per di più è stato dimostrato che il Mancozeb ha effetti cancerogeni, in particolare per quanto riguarda le neoplasie alla prostrata.
Questi approfondimenti hanno reso la visita istruttiva e coinvolgente e riteniamo che l’educazione alla conoscenza e al rispetto della natura sia fondamentale nella formazione delle nuove generazioni; non a caso l’edificio contiene una serie di laboratori didattici sperimentali progettati per sensibilizzare i giovani nel loro cammino di formazione didattico-culturale.
Laura Nanni

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