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UIC/011 - anno 2009 numero 1

Tra passato e futuro

Ricordare Louis Braille a duecento anni dalla sua nascita.

Uno spettacolo teatrale, un concerto, un film e una mostra d’arte.
Nell’anno del bicentenario della nascita di Louis Braille abbiamo scelto, non a caso, di ricordare tale evento con una serie di iniziative di carattere culturale.

Il motivo è molto semplice: è grazie al codice di scrittura ideato da Braille che i ciechi hanno avuto davvero, per la prima volta, accesso alla cultura, e attraverso le conoscenze che così potevano acquisire, sono potuti entrare con dignità e competenza nel mondo del lavoro e condurre finalmente una vita "normale", non  più dipendente cioè dalla carità pubblica.
Strumenti ed ausili tecnico-informatici consentono di accedere quasi alla pari con gli altri a moltissimi aspetti della cultura e all’informazione, e spesso rendono possibili attività e prestazioni professionali fino a pochissimi decenni fa impensabili per un non vedente. Malgrado ciò non si può ancora parlare di piena integrazione sociale.

Sembra ancora, infatti, nonostante tutto, ben radicata nell’immaginario collettivo l’idea che la cecità, più d’ogni altra menomazione, comporti tante e tali limitazioni da non poter essere mai efficacemente affrontate dai vari sussidi ed ausili tecnologici disponibili. Da qui l’idea che certe cose sì, aiutano, ma più di tanto non risolvono, e che quindi, poiché comportano per la collettività un certo impegno finanziario, in tempi di crisi sia normale e perfino giusto cominciare a risparmiare partendo da lì.

Il fatto è che a livello di immaginario collettivo non si crede davvero che un cieco, adeguatamente istruito ed equipaggiato, possa divenire un elemento socialmente attivo e costituire una risorsa in termini di capacità lavorativa. Lo si continua a pensare prevalentemente – ed anche fra politici e pubblici amministratori spesso avviene – come destinatario di benefici e servizi. È per questo, crediamo, che non si riescono a pensare nuove professioni per i non vedenti, nonostante la moderna tecnologia, soprattutto elettronica ed informatica, metta a disposizione ausili di ogni tipo.

Ecco, Louis Braille ci ha regalato lo strumento principe per l’accesso alla cultura, avviando così la nostra emancipazione; a noi, ciechi e ipovedenti del XXI secolo, tocca difendere i diritti faticosamente acquisiti e soprattutto contrastare sul piano culturale tutti i tentativi, espliciti o meno, di inchiodarci ad un’icona nella quale non possiamo e non vogliamo riconoscerci: quella della persona bisognosa di quasi tutto, che in genere riceve assai più di ciò che è in grado di rendere. Abbiamo bisogno di diverse cose, è  innegabile, ma sappiamo studiare, lavorare ed essere socialmente attivi, come gli altri, chi più e chi meno, come tutti gli altri.

Lo abbiamo già dimostrato, ma sembra necessario continuare a dimostrarlo, con rinnovato vigore e, perché no, con rinnovato orgoglio.  

 

Enzo TOMATIS
Direttore Responsabile di UIC/011 e Presidente della Sezione UICI di Torino

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