UIC/011 - anno 2009 numero 2
Il telelavoro
Il lavoro a distanza di un non vedente di Rivoli per la banca Monte dei Paschi
A Torino ha la dimensione di una goccia in mezzo al mare, ma ora non si potrà certo più pensare che si tratta di un capitolo appartenente al libro dei sogni. Lavorare stando a casa non è più letteratura fantastica. Da pochi mesi, infatti, è stata attivata la prima postazione di telelavoro presso la Banca Antonveneta, oggi Monte dei Paschi di Siena, nella filiale di Torino. È la prima postazione, a livello regionale, di centralino telefonico remotizzato in telelavoro per dipendenti non vedenti ed è la terza postazione, sul territorio nazionale, promossa dall’Istituto di Credito padovano.
Per la precisione, l’iniziativa coinvolge un non vedente di Rivoli di 48 anni, già da tempo dipendente della banca, che svolge ora le funzioni di centralinista da casa utilizzando le moderne tecnologie di comunicazione. Gli anglosassoni lo chiamano "telework" e, normalmente, si riferiscono a qualsiasi attività svolta a distanza dalla sede dell’ufficio o dell’azienda per cui si lavora. Una pratica che si è andata affermando progressivamente a seguito dell’esigenza di prestazioni di lavoro flessibili e personalizzate. A livello locale, la decisione dell’Azienda di avvallare il progetto è maturata a seguito di una precisa richiesta del dipendente rivolese e convalidata dal responsabile all’epoca delle risorse umane.
«Semplificando al massimo – commenta l’ex Capo del Personale – il telelavoro può essere inteso come un modo di lavorare, indipendente dalla localizzazione geografica dell’ufficio o dell’azienda, facilitato dall’uso di strumenti informatici e telematici. Come azienda di credito abbiamo messo in piedi il progetto in tempi brevi e successivamente abbiamo dovuto ben calibrare le nostre esigenze con Telecom, la società che gestisce la telefonia all’interno del nostro istituto. Il fattore umano ha giocato un ruolo importante in questa vicenda e la valutazione costi/benefici è stata altrettanto decisiva. Si tratta di una forma di decentramento a basso costo delle attività d’ufficio che assicura lo stesso tipo di prestazioni volendo anche con turni di lavoro. Cosa prima davvero micidiale per qualunque portatore di handicap pendolare impegnato a garantire un servizio che si espleta per circa 10 ore al giorno».
Il provvedimento segue l’avvio del progetto previsto dalla legge n.53 del 2000 – approvato dal Dipartimento per le Politiche della famiglia presso la Presidenza del Consiglio dei ministri e proposto dall’Ufficio relazioni sindacali della banca – sull’attuazione di misure sul telelavoro che prevedono, laddove sia tecnicamente possibile, prestazioni di lavoro al di fuori della sede naturale dell’Azienda utilizzando il supporto di tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Ringrazia l’azienda per l’avviamento al telelavoro presso il suo domicilio il cittadino rivolese le cui condizioni di salute peggioravano di mese in mese, di pari passo con l’aumento delle barriere architettoniche e dei cantieri lungo il percorso casa/lavoro. L’Amministrazione comunale di Rivoli, «in vent’anni – lamenta il non vedente avviato al telelavoro – cioè dal 1989, da quando è partita la prima richiesta, poco o nulla ha fatto per venire incontro ai lavoratori disabili visivi.
A tutt’oggi devo dare pienamente atto che i meriti per la realizzazione del mio telelavoro sono dovuti solamente alla buona volontà dell’Azienda per cui lavoro che ha dimostrato, con i fatti, una grandissima sensibilità, serietà e professionalità nei confronti dei portatori di handicap».
Sergio Prelato

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