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UIC/011 - anno 2009 numero 2

Il tempo e la memoria

Archeologia accessibile ad Aosta.

La sfida per l’accessibilità – sia essa intesa come libertà di movimento o come possibilità di fruizione senza vincoli di un bene sociale o culturale – ha assunto in questi anni un rilievo forse eccessivo, se si guarda alle realizzazioni che rispondono, a volte, più a esigenze di immagine che a una concreta finalità di inclusione dei disabili visivi.

Naturalmente non mancano anche molti ottimi progetti e, fra questi, la mostra "Memorie sottotraccia. Segni e forme dell’archeologia", proposta dalla Regione Valle d’Aosta. Prendendo l’avvio da alcuni reperti fotografici della fine del XIX secolo – ossia da quanto di più inaccessibile per i minorati della vista a causa della bidimensionalità delle riproduzioni a stampa – l’allestimento propone una serie di plastici che restituiscono concretamente il senso delle immagini esposte e costruiscono un percorso tattile corredato da didascalie in braille e a caratteri ingranditi, per facilitare la lettura alle molte persone ipovedenti.

L’uso dei plastici, peraltro, non risponde esclusivamente alle esigenze dei disabili visivi. Da sempre, infatti, la riproduzione tridimensionale in scala è stata utilizzata in architettura per documentare le caratteristiche e meglio capire il valore estetico degli edifici in fase di progettazione. Le informazioni fornite da un modello realizzato a regola d’arte non costituiscono un mero stratagemma sostitutivo ma, al contrario, forniscono una chiave di accesso al patrimonio storico e artistico, utile non solo alle persone minorate della vista. Le antiche lastre fotografiche documentano gli scavi e lo stato dei siti archeologici in Val d’Aosta verso la fine dell’Ottocento e, per restituire tutto il valore comunicativo delle immagini, i plastici riproducono fedelmente gli stessi luoghi.

Ecco quindi il colle del Grande e del Piccolo San Bernardo con i resti romani contestualizzati nel loro ambiente naturale; il teatro di Aosta, testimonianza dello sviluppo della città in età augustea; l’anfiteatro romano i cui resti sono stati messi in luce solo a partire dal 1860, perché nascosti dalla costruzione di un convento in epoca medioevale e, ancora, l’area archeologica corrispondente alla porta romana che conduceva verso il Piccolo San Bernardo, tuttora visitabile nei locali sotterranei dell’attuale Museo Archeologico Regionale, sede della stessa mostra.

Per la realizzazione dei modelli è stato utilizzato il legno, gradevole al tatto e resistente alla manipolazione e solo per le zone più antiche e nascoste si è ricorsi alla scagliola, capace di restituire una sensazione di ombrosità e freschezza tipica degli ambienti sotterranei.

Il dettaglio dei particolari e la possibilità di scomporre i modelli per capire la sovrapposizione delle varie epoche, fanno di questo percorso tattile un’occasione straordinaria di approccio all’archeologia, in questa mostra che invita a indagare il senso della memoria individuale ma anche al confronto e alla riflessione sul valore dei ricordi, terreno comune per la costruzione di ogni forma di cultura condivisa. 

 

Beatrice Careddu

 

Memorie sottotraccia. Segni e forme dell’archeologia
MAR – Museo Archeologico Regionale

Piazza Roncas 12, Aosta
Dal 3 luglio 2009 al 21 marzo 2010
Info: 0165 27 59 02