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UIC/011 - anno 2009 numero 2

Sfidare il deserto

Un viaggio di 250 chilometri nel Sahara egiziano per un non vedente.

Con la guida di Carla Perrotti, una documentarista dotata di una solida preparazione
tecnica e sportiva, con all’attivo ben cinque imprese simili a questa, Fabio Pasinetti, un centralinista bergamasco, non vedente dall’età di 35 anni, ha potuto realizzare il suo sogno: sfidare il deserto, non tanto per avere un’ulteriore verifica delle proprie capacità fisiche, ma per confermare a se stesso, confrontandosi con un luogo caratterizzato da una bellezza magicamente suggestiva e al tempo stesso inquietante, il possesso di un equilibrio psicologico, finalmente riconquistato.

Un viaggio di circa 250 chilometri nel Deserto Bianco egiziano non è certo una passeggiata; è necessario infatti possedere una notevole preparazione atletica per sopportare, oltre alla fatica di un cammino spesso disagevole, il peso di tende, cibo e di tutto ciò che occorre per la sopravvivenza, ed in più una grande dose di spirito di adattamento ad ogni tipo di situazione o imprevisti, per non rischiare di essere destabilizzati e quasi smarriti in un mare di sabbia, di silenzio e solitudine, dove ad ogni passo può nascondersi un’insidia.

Tuttavia, all’età di 52 anni, Fabio ha ritenuto di fondamentale importanza accettare questa sfida e vivere tale impresa sportiva, questo viaggio estremo, come metafora della vita che non è stata certamente facile da affrontare. A 21 anni ha cominciato a soffrire di una grave forma di glaucoma, che nell’arco di quindici anni lo ha portato alla cecità, alla depressione, alla perdita di autostima. In  una situazione di questo genere, per risalire la china e riacquistare fiducia in se stessi, lo sport e soprattutto l’amore gli hanno consentito di riassaporare il “gusto della vita”, e di inserirsi dopo un’adeguata preparazione, nel mondo del lavoro, imparando a convivere più serenamente con la propria disabilità.

Del resto la traversata del deserto, come la vita, lo ha costretto a confrontarsi con situazioni difficili come quando, durante il terzo giorno, una raffica di vento gli ha strappato di mano la tenda ed ha temuto di perderla, ma anche sensazioni piacevoli, quando, proprio l’ultima sera, un fennec (la volpe del deserto) che di solito non si avvicina agli uomini, gli si è accovacciato tra le gambe e ha condiviso con lui l’ultima razione di carne secca.

Complimenti Fabio! Ci auguriamo che questa sfida ti abbia fornito tutte le conferme che cercavi: nel silenzio e nella solitudine del deserto, dove è certamente più facile essere veramente a tu per tu con se stessi, avrai compreso che la perdita della vista ha segnato in modo indelebile la tua esistenza, ma al tempo stesso ha reso possibili esperienze ed incontri che per te sono stati fondamentali. Hai conosciuto Oriana, tua moglie, e i “Ragazzi del 999”, che attraverso lo sport, sinonimo di impegno, tenacia e disciplina, ti hanno insegnato ad avere nuovamente quella fiducia in te stesso, indispensabile per superare questa sfida e magari affrontarne di nuove. 

 

Flavia Navacchia

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