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UIC/011 - anno 2009 numero 3

I ciechi e i colori

Il codice sinestetico del kit 11

Da gran tempo ci si interroga tra filosofi, psicologi e antropologi se le percezioni provenienti da altri sensi, come per esempio i suoni, abbiano un corrispettivo cromatico, e se dunque anche i ciechi possano avere grazie a ciò una qualche cognizione dei colori.

Ma sta di fatto che finora i tentativi di legare questi o quei suoni, anche con specificazione timbrica, o queste o quelle sensazioni tattili ruvido, liscio, morbido, ecc. a determinati colori, si sono rivelati aleatori, perché il legame appare stabilito più dall’arbitrio di chi lo propone che da ragioni in qualche modo oggettive.

E di quando in quando qualcuno ci riprova, come, ultimo in ordine di tempo, il pittore e burattinaio sardo Antonio Marchi. Diverso ci sembra l’approccio dell’etnoscienziata e antropologa Lidia Beduschi, della quale già parlammo nel precedente numero di UIC011.

Lo scorso primo ottobre, in compagnia dell’editore Silvano Negretto, Lidia Beduschi è venuta a presentare il suo kit nella nostra sede provinciale di corso Vittorio 63. I presenti hanno così potuto rendersi conto di come funziona il kit intitolato e quali sono i presupposti scientifici che ne sono all’origine. Per quanto riguarda l’uso del kit, è stato dimostrato da tre nostri soci  Ivano Zardi, Alessio Lenzi e Chiaffredo Cavallaro che, oltre al nesso tra colore, odore e simbolo tattile (nesso che chiunque in sala, dove girava copia del kit, era in grado di constatare), esiste anche il nesso con il suono, grazie al collegamento via internet con il sito dedicato.

Così i presenti hanno potuto ascoltare alcune brevi sequenze di suoni corrispondenti ai relativi colori e la breve motivazione di quelle scelte date nel sito stesso. I presupposti scientifici li ha illustrati invece l’autrice del kit.

Sintetizzando il suo denso e articolato intervento, si può dire che alla base di questo primo esperimento c’è l’idea che il corpo sente nel suo insieme e simultaneamente il fuoco, ad esempio, il suo calore, il suo rumore, il suo colore e il suo odore e non, come comunemente si crede, ciascuna di queste cose separatamente attraverso ognuno dei cinque sensi, che il cervello si incaricherebbe poi di riunificare in una successiva per quanto rapida operazione.

Questo sentire simultaneo (sinestesia), consentirebbe di colmare il vuoto lasciato dal senso mancante nel nostro caso la vista grazie alla creazione di un codice condiviso e acquisito con l’esercizio pratico, in virtù del quale il colore può acquistare senso e significato anche per un cieco.

Inoltre, a quanto emerge da recenti studi nell’ambito delle neuroscienze, risulterebbe che i tracciati neuronali di tutta una serie di esperienze in cui è presente anche il colore, sono identici nei soggetti ciechi, anche primari, e in soggetti vedenti. Partendo da ciò, Lidia Beduschi ha compiuto un primo passo nella creazione di un tale codice, a iniziare dagli 11 colori che hanno assunto un significato in quasi tutte le culture del mondo secondo una data linea evolutiva.

Il passo successivo consisterà nell’estensione del codice alle principali tonalità dei rispettivi colori (ad esempio rosso scuro e rosso chiaro, verde scuro e verde chiaro, ecc.).

È chiaro a tutti, autrice compresa, che non potrà mai esser data, neppure così, esperienza diretta del colore ad un cieco primario, ma la scommessa è che egli possa comunque assumerne cognizione e farne qualcosa di realmente significativo nella sua esperienza del mondo. Intanto il kit ha ottenuto il premio speciale della giuria al concorso Alberto Mansi, che verrà conferito il 20 ottobre a Igea Marina.

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