UIC/011 - anno 2010 numero 1
Adozione e burocrazia: alleate, non nemiche
Io e mia moglie abbiamo iniziato il percorso dell’adozione tre anni fa e l’abbiamo concluso felicemente nel novembre del 2009. Devo ammettere che spesso la burocrazia mi ha innervosito ma, addentrandomi sempre di più nella complessità legale ed etica dell’adozione, ho capito che è necessario un controllo molto stretto su tutti gli aspetti che riguardano la coppia candidata.
La trafila è iniziata nel 2006 con un corso informativo di due giorni, non obbligatorio ma gradito dal Tribunale dei minori. Sono approdato a questo corso molto aggressivo, in quanto avendo io un’ipovisione molto grave e destinata a trasformarsi in cecità, ero già attrezzato per combattere la "mia battaglia" per non essere discriminato dal sistema. Questo corso, tenuto da professionisti stimati del settore adozioni, sin dalle prime battute ha scardinato tutto l’impianto che mi ero costruito per affrontare il percorso. Il relatore della mattinata esordì subito dicendo che non eravamo noi ad avere diritto ad un bambino, ma era lui ad aver diritto ad una famiglia. In quel momento ho colto la vera essenza dell’adozione: tutta la mia prevenzione verso il sistema che mi avrebbe dovuto giudicare cominciò a sgretolarsi. Alla fine dei due giorni più della metà delle coppie presenti si prese del tempo per riflettere, noi invece decidemmo di continuare, presentando domanda al Tribunale dei minori di Torino. In quattro mesi furono completati gli accertamenti medici generali e l’equipe di zona compilò il nostro profilo psicologico. In quel periodo io e mia moglie decidemmo di aprirci completamente alla trafila senza riserve, e anche in caso di esito negativo di accettare serenamente il parere del Tribunale dei minori. Gli psicologi, molto preparati e seri, diedero il loro assenso giudicandoci "abbastanza normali". Tutta questa carta passò a quel punto sul tavolo di un giudice che volle vederci di persona. Dopo questo colloquio ben cinque giudici in modo collegiale si dovettero pronunciare sulla nostra idoneità a garanzia della correttezza del giudizio, prassi normale per tutti.
Noi continuammo, senza troppe ansie, la nostra vita di tutti i giorni, fino a quando arrivò la comunicazione che il Tribunale aveva dato parere positivo per la nostra domanda di adozione internazionale che, vista la mia disabilità, avrebbe ampliato le nostre possibilità di adozione rispetto a quella nazionale dove il rapporto fra coppie e bambini da adottare è dieci a uno. A quel punto avevamo un anno di tempo per scegliere l’agenzia che ci avrebbe rappresentato all’estero per un abbinamento con un bimbo: la nostra scelta ricadde sull’Agenzia regionale adozioni del Piemonte (l’unica regione, all’epoca, ad avere un’agenzia statale che si occupasse di adozioni internazionali).
L’equipe dell’Arai, prima di accettare la nostra domanda, soppesò bene le difficoltà poste dalla mia disabilità, non tanto per un loro pregiudizio quanto per le norme e le regole in vigore negli altri Stati. Dopo un anno esatto, senza alcuna garanzia di successo pregressa, ci venne proposto l’abbinamento con la nostra piccola bambina proveniente dal Burkina Faso. A questo punto vorremmo raccontare la parte più bella della nostra esperienza, ma lo spazio non è sufficiente. Possiamo solo dire che nel momento in cui vedemmo la foto e i suoi occhioni grandi di bimba di otto mesi non c’erano più dubbi: quella era nostra figlia o meglio noi eravamo i suoi genitori.
Sergio Prelato
Secondo il report statistico annuale pubblicato dal Cai, la Commissione Adozione Internazionali, sono 3.964 i minori stranieri adottati in Italia nel 2009. All’aumento costante dell’età delle coppie adottanti – l’età media del marito è di 42,1 anni e della moglie di 40 anni – si accompagna la crescita progressiva dell’età media dei minori: dai 5,2 anni di media del 2007 ai 5,6 del 2008 fino ai 5,9 registrati nel 2009. Cala, invece, il numero delle "dichiarazioni di disponibilità" all’adozione: dalle 8.274 domande presentate nel 2004 alle 6.867 del 2007. Dopo la dichiarazione di disponibilità in tribunale, l’iter del percorso adottivo prevede il decreto d’idoneità, il conferimento dell’incarico a un ente e la richiesta d’ingresso in Italia di uno o più minori stranieri. Il tempo medio generale è di 26 mesi.

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