UIC/011 - anno 2010 numero 1
Il Braille è a rischio scomparsa?
Confronto tra i sostenitori del vecchio sistema di scrittura e i paladini delle nuove tecnologie.
Oggi, in Italia, solo il 25% dei non vedenti conosce il sistema di scrittura e lettura a rilievo inventato da Louis Braille nel 1829. E il rischio che scompaia del tutto, sostituito dalle nuove tecnologie, è reale. Gli audiolibri, i lettori usb da collegare al pc e i sistemi di traduzione in sintesi vocale da applicare ai cellulari stanno cambiando e rivoluzionando il mondo dei non vedenti, dal punto di vista dell’autonomia.
In mancanza della vista, l’udito sostituisce il tatto. Ma i due sistemi sono davvero concorrenziali? Dopo l’incontro-scontro, organizzato dalla sezione di Torino dell’UICI il 18 febbraio, il dibattito tra i sostenitori del vecchio sistema di scrittura, rappresentati idealmente da Flavia Navacchia, e i paladini delle nuove tecnologie che si riconoscono nelle parole di Francesco Fratta, è ancora aperto.
Che cosa è il braille oggi?
Flavia Navacchia: «E’ innegabile che senza questo alfabeto tattile, senza questi sei puntini che, posti in varie combinazioni, permettono non soltanto di formare tutte le lettere dell’alfabeto, ma di disporre dei segni matematici e musicali, i non vedenti non avrebbero mai potuto accedere all’istruzione e alla cultura. Sei puntini luminosi che ci hanno fatto passare dalla preistoria alla storia, permettendoci di scrivere e leggere senza dipendere totalmente dalle persone vedenti. Oggi, con l’avvento dei numerosi ausili tecnologici e dei software vocali per mezzo dei quali possiamo servirci autonomamente del computer, del cellulare o del navigatore satellitare, da parte dei giovani si tende ad attribuire al braille una funzione molto limitata e di scarsa importanza».
Le nuove tecnologie rappresentano un’alternativa?
Francesco Fratta: «La cosiddetta “decadenza” del braille non è da imputare all’avvento e alla diffusione delle tecnologie informatiche e in particolar modo della sintesi vocale. Negli stessi anni in cui si sviluppava la ricerca sulla voce sintetica veniva portata avanti anche la ricerca sulla barra braille e fin dall’inizio la capacità di lettura dello schermo da parte di quest’ultima non risultò, e non risulta tutt’ora, inferiore a quella della voce sintetica, anzi in alcuni casi le è addirittura superiore, giungendo a parti dello schermo e a simboli che non sempre la sintesi è in grado di rilevare o di decifrare adeguatamente, tanto che parecchi (soprattutto i programmatori ciechi) utilizzano i due sistemi in contemporanea. Gli enormi e indiscutibili vantaggi che le tecnologie informatiche offrono ai ciechi sia in ambito culturale, sia in ambito lavorativo, ma anche ludico e ricreativo, sono tanto meglio sfruttabili da parte di coloro che hanno buone basi linguistiche, cioè sintattiche e grammaticali, che come ovvio non possono andar disgiunte dalla conoscenza di uno o più alfabeti».
Che cosa rende unico il Braille?
F.N.: «Pur riconoscendo l’innegabile vantaggio di poter avere in tempo reale il testo per via telematica, il contatto con il libro, il poter leggere personalmente, con le proprie dita, costituisce qualcosa di importante e di insostituibile: è come per un vedente leggere un testo su un monitor o leggere un libro, sentire il profumo della carta stampata, sottolineare a matita le frasi più significative. Senza dubbio questo tipo di lettura accentua la concentrazione, creando un intimo legame tra lettore e libro».
La tecnologia non soppianta il braille, ma come i due sistemi possono correre paralleli?
F.F: «Le competenze linguistiche, sintattiche e grammaticali i ciechi le dovrebbero in buona parte acquisire, come i vedenti del resto, durante la scuola dell’obbligo, e nel caso dei ciechi, apprendendo e utilizzando la scrittura braille. Se non apprendono a scrivere e leggere correttamente, come pare stia avvenendo sempre di più tra le giovani generazioni, le cause sono da ricercarsi, a mio avviso, non nell’esistenza e nella diffusione delle tecnologie informatiche, ma nell’insipienza di alcuni insegnanti – specie fra quelli di sostegno -, nei pregiudizi e nelle resistenze dei famigliari, nella pigrizia degli stessi studenti che genitori e insegnanti spesso avallano per nascondere la propria, e adducendo a pretesto l’obsolescenza del braille, le sue implicazioni “discriminatorie”, e, appunto, il presunto suo superamento da parte delle nuove tecnologie».
In conclusione…
F.F: «Se davvero vogliamo mettere a disposizione dei ciechi le maggiori opportunità di studio, di lavoro e di partecipazione che le tecnologie informatiche consentirebbero loro, convinciamoli ad imparare a scrivere e a leggere meglio, a partire da quel codice braille che, unicamente, possono utilizzare senza intermediazioni. Poco importa se poi, da grandi, lo useranno molto meno: grazie ad esso avranno imparato non solo a relazionarsi in modo efficace con gli altri attraverso la lingua, ma sapranno utilizzare al meglio tutte quelle macchine con le quali interagiamo mediante modalità che sono in fondo di tipo linguistico».
F.N.: «Le posizioni non sono molto distanti: plaudiamo la tecnologia che, senza alcun dubbio, ci ha reso più autonomi, ma impariamo il braille e soprattutto non dimentichiamo mai che, senza questo alfabeto tattile, non avrebbe mai avuto inizio la storia della nostra emancipazione culturale e sociale. Non a caso il suo inventore, dal 1954, riposa nel Pantheon, accanto a tutti quei personaggi che hanno reso grande la nazione francese in tutto il mondo».
«Quando valutiamo il valore del braille come forma di linguaggio scritto per la comunità dei non vedenti, dobbiamo partire dal presupposto che questo sistema rappresenta per i ciechi il mezzo di accesso più importante, più efficace e più diretto all’uso della lingua scritta».
Kurt Nielsen,
Presidente della Commissione Permanente EBU sull’accesso alla cultura e all’informazione, membro del Comitato esecutivo dell’Associazione Danese Non Vedenti
«Veramente, Louis, con l’avvento delle nuove tecnologie il tuo codice non è superato. Al contrario, con straordinaria semplicità, le sue potenzialità si stanno sempre più ampliando. Per me e per molti altri, non è più un’utopia consultare, con esso, voluminosi dizionari e enciclopedie, utilizzando cd-rom e altri strumenti elettronici. Non devo più preoccuparmi di come fare per la mia biblioteca personale, che, in realtà, è la mia biblioteca braille, poiché il problema di spazio ora è risolvibile grazie ai sistemi di memorizzazione elettronica».
Pedro Zurita da: Il corriere dei ciechi, n.3, 2010, “Lettera aperta a Louis Braille”

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