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UIC/011 - anno 2010 numero 1

Insieme per Haiti, il concerto di solidarietà

Ci sono occasioni in cui la musica riesce a generare legami profondi. Si crea quasi un "circolo magico", all’interno del quale gli spettatori smettono di essere anonimo pubblico e diventano una comunità emotiva. È quanto è accaduto giovedì 4 marzo al Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino. Il salone, gremito di ascoltatori, ha ospitato un concerto proposto dall’Unione Italiana Ciechi, sezione di Torino, e dall’IRiFoR La serata è stata organizzata con due motivazioni forti: celebrare la Terza Giornata nazionale del Braille e raccogliere fondi per le popolazioni colpite dal terremoto di Haiti, con la collaborazione di Medici Senza Frontiere. «È anche grazie al braille se le condizioni dei non vedenti sono mutate sensibilmente nell’ultimo secolo – ha detto, senza nascondere un filo di commozione, Enzo Tomatis, presidente provinciale UICI –. Oggi ricopriamo ruoli differenziati e occupiamo posizioni di rilievo: tra noi ci sono docenti universitari, avvocati, massofisioterapisti, centralinisti, artigiani, musicisti. Abbiamo imparato che non solo siamo in grado di lavorare come i vedenti, ma possiamo e dobbiamo anche fare qualcosa per aiutare gli altri».
L’offerta musicale della serata era ricca: tre proposte diverse si sono succedute sul palco. Ad aprire il concerto è stato Paolo Garganese, docente al Conservatorio di Torino, che ha incantato il pubblico con le atmosfere raccolte e delicate della sua chitarra classica. Ha suonato tre preludi del brasiliano Villa Lobos, le variazioni di Mertz sul tema della serenata di Schubert e la "III Saudade" di Dyens. È stata poi la volta di Simone Ferrero, pianista giovanissimo, di soli 19 anni, diplomato al Conservatorio di Torino col massimo dei voti. Con il talento di un esecutore navigato e con grande sensibilità interpretativa ha regalato agli spettatori le acrobazie di Liszt e di Brahms, la malinconia di Chopin, l’avanguardia di Scriabin.
La terza parte della serata è stata un repentino cambio di rotta: la musica classica, infatti, ha ceduto il posto a ritmi moderni e sincopati, con l’ensemble vocale Chorus diretto dal maestro Mario Allìa. I sei membri del gruppo a cappella, specializzati nel repertorio jazz, hanno stupito per la loro versatilità e per la freschezza degli arrangiamenti. Si spaziava da "Silence of time" dei New York Voices, al rock degli Eurythmics e degli Aerosmith, dalla samba "Mais que nada" di Jorge Ben a "Billie Jean" di Michael Jackson. Le voci hanno anche saputo farsi strumenti, mimando un ensemble jazz con batteria, contrabbasso e strumenti a fiato. Nell’ultima parte della serata l’energia del gruppo ha contagiato il pubblico: impossibile rimanere fermi. 

Lorenzo Montanaro    

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