UIC/011 - anno 2010 numero 1
L’educazione artistica dei disabili visivi - l’attualità di Augusto Romagnoli
Ormai da qualche anno si affrontano con una certa frequenza, anche sulle riviste che gravitano intorno alla nostra Associazione, i temi connessi alla fruizione dei beni artistici e culturali da parte dei minorati della vista.
A chi ancora sostiene che parlare di educazione al bello è inutile o quantomeno superfluo, è opportuno fare osservare che il processo di integrazione, che tenacemente difendiamo, si alimenta anche con la condivisione dei valori estetici e culturali, attraverso i quali ogni individuo acquista una specifica identità sociale e la capacità di confrontarsi con gli altri. Ma queste possono sembrare argomentazioni astratte, proprie di chi non deve più lottare per l’affermazione di diritti fondamentali come l’assistenza, la salute, l’istruzione, il lavoro. Eppure le tematiche del rapporto con il mondo dell’arte sono state affrontate già all’inizio del Novecento dall’educatore non vedente Augusto Romagnoli nel libro "Ragazzi ciechi", testo di straordinaria attualità a cui gli insegnanti e i genitori dovrebbero ancora oggi ispirarsi.
L’autore – musicista egli stesso - rifiuta categoricamente il pregiudizio per cui solo la musica e la letteratura siano completamente accessibili ai privi della vista, pur essendo vero che il tatto, necessario per cogliere le arti plastiche, fornisce rappresentazioni analitiche lontane inizialmente da una reale emozione estetica, peraltro tutt’altro che spontanea anche per le persone vedenti. Per questo l’educazione al bello dovrebbe procedere per stadi, a partire da un lavoro di comparazione degli oggetti che ne metta in luce le simmetrie e l’euritmia (armonica proporzione fra le parti), con l’individuazione delle forme tipiche e dei simboli che sottostanno alla corretta rappresentazione dell’opera. L’udito poi, unito ai dati materiali forniti dal tatto, allarga notevolmente il campo delle percezioni. Passeggiando per le vie di una città, se il rumore non interferisce, si può percepire dall’alternanza dei suoni, che si avvicinano e sfumano per poi ricomparire, la grazia di un portico o l’armonia di una piazza, mentre all’interno di un tempio si potrà essere immersi nella vertigine spaziale della cupola o catturati dall’eco suggestiva delle navate. Se a queste sensazioni si aggiungono le giuste descrizioni architettoniche, la conoscenza verrà alimentata fino a giungere a una sintesi estetica delle percezioni.
A tal proposito, è interessante citare l’esperimento condotto da Augusto Romagnoli per consentire alle ospiti dell’Istituto dei Ciechi di Roma di cogliere le linee di sviluppo dell’edificio. Ogni finestra della facciata veniva animata dalla voce di una persona, mentre le bambine stavano in cortile per poterne cogliere la prospettiva acustica. Facendo cantare alternativamente o simultaneamente più persone nelle diverse posizioni si andava a elaborare una sorta di insolita e suggestiva architettura sonora, che donava una specifica identità al luogo dove le bambine vivevano. Cogliamo infine un’ultima raccomandazione di Augusto Romagnoli: ciò che bisogna evitare accuratamente nell’educazione estetica, come in ogni campo, è la monotonia, e l’uniformità di proposte sia pure bellissime, perché proprio il contrasto e la comparazione sono all’origine di ogni curiosità e sapere. Solo quando i ciechi saranno riscossi dall’indifferenza per le forme e per i luoghi nei quali vivono si potrà essere certi di avere destato in loro il senso del bello, poco importa se simile o no a quello altrui.
Beatrice Careddu
Augusto Romagnoli nacque a Bologna nel 1879. Privo della vista fin quasi dalla nascita, studiò musica e intreccio manuale presso l’Istituto dei Ciechi della città.
Primo non vedente in Italia a essere ammesso al ginnasio e poi al liceo, si laureò in Lettere e successivamente in Filosofia. Primo insegnante disabile visivo a insegnare presso un liceo statale, diresse per quattro anni la Casa dei Ciechi di Guerra di Roma. Nel 1926 fondò la scuola di specializzazione per educatori dei ciechi che diresse fino alla morte, avvenuta nel 1946.

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