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UIC/011 - anno 2010 numero 1

Per Emanuela Papaveri

Lettera a un’amica che non dimenticheremo mai.

La notizia della tua scomparsa ci ha colto del tutto impreparati: sapevamo che stavi male, ma ci illudevamo che, ancora una volta, come quando eri bambina, tutto potesse risolversi: invece no, ci hai lasciato. La tua vita ha avuto termine a soli trent’anni; è stata una vita breve ma vissuta con impegno, con intensità e con amore.
Mi piace ricordare il momento in cui ti ho conosciuta, nel luglio del 2004, a Grottammare, durante un soggiorno ludico riabilitativo per i nostri ragazzi. Eri prossima alla laurea e parlavi dei tuoi progetti, dei tuoi sogni, del ragazzo che amavi e di Natalina, l’educatrice che ti aveva seguita durante tutto il corso dei tuoi studi e che tu consideravi come una seconda mamma. Hai avuto decisamente poco tempo per dimostrare le tue capacità e per realizzare i tuoi sogni, ma fino a quando ti è stato possibile il tuo amore per la vita ti ha spinto a viaggiare per conoscere realtà diverse ed intrecciare nuove amicizie, per dimostrare a te stessa e agli altri che l’handicap visivo con cui tu ormai convivevi serenamente, non costituiva un ostacolo, al contrario era per te uno stimolo per far comprendere ai cosiddetti normodotati che la mancanza della vista non è certamente un limite invalicabile.
Tu ora non ci sei più, ma sappi che tutti i soci della sezione provinciale UICI di Torino che hanno avuto la fortuna di conoscerti non ti dimenticheranno e tu continuerai a vivere attraverso il loro ricordo, a vivere quella vita che seppur a volte può essere triste, disperata, tragica è comunque un dono meraviglioso.  

Flavia Navacchia

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