UIC/011 - anno 2010 numero 2
Disabili e cittadini
L’indennità di accompagnamento per i ciechi è salva, almeno per ora, ma la ferita inferta a noi e a tutti i disabili da questa manovra finanziaria, e ancor più dalle gravissime affermazioni del ministro Tremonti, sanguina e sanguinerà per un pezzo. Dire, infatti, che «un paese con 2,7 milioni di invalidi pone la questione se un paese così può essere ancora competitivo», equivale a bollare gli invalidi - tutti gli invalidi - come parassiti che succhiano parte considerevole delle sue risorse senza rendere nulla. Invitiamo il ministro Tremonti a ripetere la tesi della competitività condizionata negativamente dalla disabilità, al suo omologo tedesco, il ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble, in carrozzina dal ‘90.
A parte le falsità oggettive contenute in questa affermazione, essa è rivelatrice di un atteggiamento di fondo verso la disabilità a dir poco razzista, che richiama sinistramente alla memoria quello assunto al riguardo dal regime della Germania degli anni Trenta. E la campagna di stampa sui falsi invalidi non è che il pretesto per colpire i veri invalidi e diffondere diffidenza e ostilità verso di loro da parte dell’opinione pubblica. Siamo i primi noi, da sempre, a puntare il dito contro i falsi invalidi, ma ricordiamo anche che costoro, se hanno potuto avere un attestato di invalidità, hanno trovato evidentemente delle istituzioni compiacenti che dovrebbero essere perseguite per lo meno in egual misura. Per migliorare il sistema occorre la collaborazione di tutti: dalle commissioni mediche, alle amministrazioni pubbliche, alle associazioni.
Ma veniamo ai dati. In primo luogo è falso che gli invalidi ammontino a 2,7 milioni: sono le prestazioni economiche derivanti da minorazioni civili ad esser state, nel 2009, 2.637.394 [Fonte Inps], e poiché non è infrequente, laddove ne sussistano le condizioni di diritto, che uno stesso soggetto fruisca di 2 prestazioni, il numero degli invalidi cala molto verosimilmente a 2 milioni circa. In più si consideri che con l’innalzamento della durata media della vita, aumenta il numero di anziani che, dopo una vita di lavoro e di contributi versati, negli ultimi anni della loro esistenza sono colpiti da patologie invalidanti ed entrano perciò a far parte per un certo tempo del numero di invalidi, fruendo ovviamente, e giustamente, dei diritti ad essi spettanti. In secondo luogo è vero che l’Italia per l’invalidità (comprese le pensioni di reversibilità) spende l’1,5% del proprio Pil. Ma la Germania spende il 2%; la Francia l’1,8; Portogallo 2,3; Polonia, 1,7; Regno Unito 2,4. La media nell’Europa dei 15 è, infatti, il 2,1. Spendono meno dell’Italia la Grecia, la Bulgaria, l’Estonia, la Romania [Fonte: Relazione generale sulla situazione economica del Paese (2009), a cura del ministero dell’Economia -Volume I, Pagine 72-73]. Dunque solo chi è infarcito di pregiudizi razzisti può scandalizzarsi di un dato simile. In terzo luogo, con la scusa di voler ridurre la spesa colpendo quelle fasce di invalidi che - si lascia intendere - tanto invalidi poi non sarebbero, si porta dal 74 all’85% il limite sotto il quale non sarà più concesso alcun beneficio economico. Ma in tal modo sono intere categorie di veri invalidi a venir totalmente misconosciute: gran parte dei down, dei disabili mentali di varia tipologia, e altri, i quali ricevevano per altro un modestissimo assegno di 256 euro mensili. Infine è totalmente inaccettabile che le indennità di accompagnamento, che fino ad ora erano erogate al solo titolo dell’invalidità, vengano ancorate al reddito per coloro che ne faranno richiesta da ora in poi, creando così una grave disparità di trattamento all’interno stesso delle varie categorie di disabili.
Questa è la riprova più evidente che la ricezione della Convenzione Onu sulla disabilità da parte di questo governo è stata una pura operazione di facciata. Nel frattempo esso ha sforbiciato del 40% il Fondo per le Politiche Sociali, ha abrogato il Fondo già misero per le Non Autosufficienze, ha ridotto dagli attuali 171 a 125 milioni il finanziamento del Servizio Civile Volontario per il 2011 (nel 2007 i fondi destinati erano di quasi 300 milioni). Non potevamo quindi aspettarci da esso attenzione e sensibilità per i problemi dei disabili, ma un minimo di decenza e cautela almeno nei giudizi e nelle dichiarazioni pubbliche sì. Anzi, lo pretendiamo. Noi disabili reali proprio non ci stiamo a passare per imbroglioni o privilegiati, additati alla pubblica opinione come profittatori di pubbliche risorse. E non ci stiamo neppure ad essere abbandonati dalle pubbliche istituzioni per essere magari affidati alla carità dei filantropi o delle Chiese, come secoli fa, perché rivendichiamo il nostro pieno diritto ad essere cittadini che, coi necessari accorgimenti e i dovuti sostegni, contribuiscono come tutti gli altri, secondo le proprie possibilità, alla vita e allo sviluppo sociale.
Enzo Tomatis
Direttore Responsabile UIC/011
e Presidente della Sezione UICI di Torino

