A Torino, il lavoro sul Peba (Piano di Eliminazione delle Barriere architettoniche) entra in una nuova fase. Terminati gli incontri preliminari, con la definizione delle modalità di intervento, inizia la parte operativa, che prevede, come primo atto, la mappatura di due quartieri cittadini. La collaborazione fra Comune, Politecnico e associazioni di persone disabili (compresa la nostra UICI) garantirà una visione plurale e condivisa.
A seguito della mozione, approvata dal Consiglio Comunale nel settembre 2023, che impegna l’amministrazione a redigere il Peba (stanziando apposite risorse e istituendo un gruppo di lavoro dedicato), nei mesi scorsi si sono poste le basi per iniziare la mappatura delle barriere cittadine, architettoniche e sensoriali. Ora si entra nel vivo. Le prime aree interessate dalla mappatura saranno il centro storico e il quartiere San Paolo. Il lavoro verrà coordinato da una squadra del Politecnico di Torino (sotto la guida della professoressa Daniela Bosia), insieme con i tecnici degli assessorati coinvolti e con le associazioni.
Il contributo della nostra UICI sarà determinante. Vi sono infatti barriere poco evidenti, ma capaci di incidere pesantemente sulla mobilità delle persone con disabilità visiva: pensiamo, ad esempio, alle situazioni in cui mancano guide naturali o in cui elementi in sé ben realizzati, come le stazioni della metropolitana, si rivelano poi scarsamente accessibili, perché mal collegati al resto del tessuto urbano. Come punto di riferimento verranno adottate alcune buone pratiche già presenti in città, visto che, seppur in modo discontinuo e con tempistiche un po’ altalenanti, negli ultimi decenni Torino ha già investito sull’accessibilità, ottenendo, in certi casi, risultati apprezzabili.
Entro dicembre bisognerà depositare una relazione, che descriverà, in termini generali, lo stato dell’arte e sarà un punto di partenza per poi procedere a una disamina più accurata. Il documento sarà redatto anche sulla base di una serie di sopralluoghi nei quartieri interessati, cui parteciperanno tutti gli attori coinvolti.
Dal punto di vista della nostra associazione, il progetto è interessante per diverse ragioni. Va innanzi tutto sottolineato che il modo di procedere ha avuto, fin da subito, un carattere partecipato, con il coinvolgimento diretto dei cittadini disabili e delle realtà che li rappresentano. Il nostro obiettivo a lungo termine – considerando che il lavoro sul Peba non impegna solo l’attuale amministrazione, ma anche quelle che verranno – è arrivare a una distribuzione più armonica dell’accessibilità urbana. Come detto, non si parte da zero, ma esistono già esempi virtuosi, che purtroppo convivono, magari nell’arco di pochi metri, con situazioni di criticità e abbandono. Insieme agli altri attori del progetto, lavoreremo perché le buone pratiche vengano esportate in tutto il territorio cittadino e diventino un punto fermo per i nuovi progetti, in modo che gli interventi realizzati d’ora in poi (ad esempio la costruzione delle “zone 30”) partano già con un buon livello “nativo” di accessibilità.