Le donne con disabilità rischiano di essere due volte discriminate: in quanto donne e in quanto persone disabili. Ecco perché la nostra associazione ha aderito convintamente alla manifestazione organizzata dal movimento “Non una di meno” per il 25 novembre, Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne. Una rappresentanza UICI Torino ha preso parte al corteo che, partendo da Piazza Carlo Felice, ha attraversato le vie del centro cittadino chiedendo giustizia, equità, rispetto, opportunità e diritti per tutte le donne, a cominciare da quelle (e purtroppo sono ancora tantissime) che vivono sulla propria pelle le tragedie della violenza, della discriminazione, dell’esclusione, dei pregiudizi, dello sfruttamento.
Particolarmente emozionante è stato il momento in cui Alice Polin (consigliera e referente Gruppo Giovani UICI Torino) ha dato voce pubblicamente a un messaggio appositamente scritto dal Comitato Pari opportunità della nostra associazione. Riportiamo un breve estratto video e, di seguito, il testo integrale del discorso.
Messaggio per la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne
Essere donna, oggi, significa ancora affrontare pregiudizi, barriere, silenzi. E quando alla condizione femminile si aggiunge una disabilità, tutto si amplifica: la dipendenza può diventare terreno fertile per abusi psicologici, economici, fisici. La fiducia può essere tradita. La paura di non essere credute può zittire anche il grido più forte. La violenza contro le donne ha molte forme. Ma la più subdola è l’invisibilità. Per questo siamo qui, con le nostre esperienze, con la nostra voce, con la nostra forza. Per chiedere che la società impari a riconoscere anche la violenza che non si vede: quella fatta di parole che feriscono, di esclusione, di mancanza di accessibilità, di assistenza negata.
La violenza sulle donne non è solo un’emergenza sociale. È il sintomo di una cultura malata, che discrimina, esclude, zittisce. E allora dobbiamo ripartire dall’etica: da un’etica che tenda all’uguaglianza nella diversità. Perché la vera giustizia non è rendere tutti uguali, ma garantire a ciascuno il diritto di essere diverso, rispettato, accolto. La disabilità non è incapacità! Le persone con disabilità, se sostenute con strumenti giusti e operatori qualificati, possono sviluppare talenti, eccellere negli studi, nel lavoro, nella vita. Non hanno bisogno di compassione, ma di opportunità. Devono essere parte attiva della società, visibili, presenti, cittadini a pieno titolo, con pari diritti e pari dignità. La diversità è complessa, sì. A volte genera conflitto. Ma è proprio lì che nasce la possibilità autentica di relazione. Non stiamo parlando di un mondo quieto, passivo, inanimato, ma di uno spazio sociale vivo, anche tumultuoso, ma onesto e costruttivo, dove ciascuno possa esprimersi e partecipare.
Oggi, in un tempo di crisi globale, i più vulnerabili pagano il prezzo più alto. Le donne disabili subiscono una doppia ingiustizia: discriminazione di genere e discriminazione legata alla disabilità. Se la donna è vista come oggetto, la donna disabile è un oggetto difettoso. Il femminile e l’handicap sono accomunati da un senso di estraneità e di disagio nei confronti di una società che esalta il corpo e la prestazione. In questa cultura priva di discernimento, le donne disabili devono fare i conti con i pregiudizi di chi le vuole troppo fragili, bisognose di cure, vittime, asessuate o al massimo esclusivamente eterosessuali, incapaci di essere madri. E così capita che molte non ricevano un’educazione sessuale adeguata, interiorizzino un rapporto negativo con il proprio corpo, si sentano sbagliate.
E allora diciamolo forte, insieme: Tutte le donne devono poter scegliere! Scegliere di avere figli, se li vogliono. Scegliere di mostrare il proprio corpo, se lo desiderano. Scegliere di vivere la propria sessualità, liberamente e senza costrizioni. Scegliere di rappresentarsi e di essere rappresentate. Scegliere di assumere ruoli di responsabilità e di guida, quelli che la logica patriarcale fatica ad accettare, in tutti i settori, pubblici e privati! Questa è una battaglia comune. E finché una sola donna sarà esclusa, nessuna sarà davvero libera. Oggi uniamo la nostra voce a quella di tutte le donne del mondo. Per dire che la violenza non è mai giustificabile. Per dire che la fragilità non è debolezza. Per dire che la forza non ha bisogno di vedere per farsi riconoscere. Le donne con disabilità non sono un problema da risolvere, ma una risorsa. La nostra presenza qui oggi vuole un segnale di libertà, di dignità, di possibilità di un nuovo futuro
Comitato Pari Opportunità UICI Torino