Pinerolo: una scuola media più accessibile e accogliente

Pinerolo: una scuola media più accessibile e accogliente

A Pinerolo una scuola media diventa più accessibile e più accogliente grazie a un gioco di squadra che ha coinvolto la famiglia di un ragazzo con disabilità, il Comune e la nostra associazione.

L’istituto Puccini, che si trova nella frazione di Abbadia Alpina, è stato costruito negli anni ’70, cioè in tempi in cui le riflessioni sull’accessibilità universale e sul design for all semplicemente non esistevano. Fin dall’ingresso, la presenza di scale e barriere sensoriali è massiccia: rendere accessibile uno spazio del genere a persone con disabilità rappresenta una sfida non da poco. Ma quando ci sono forti motivazioni e quando tutti i soggetti coinvolti si mettono in gioco, le soluzioni si trovano.

A settembre del 2019, con l’inizio dell’anno scolastico, è arrivato a scuola Samuele, un ragazzo non vedente e con altre disabilità (tra cui problemi di deambulazione), già seguito dai servizi educativi della nostra sezione I.Ri.Fo.R. Da tempo i genitori si battevano perché il ragazzo potesse trovare un ambiente scolastico adeguato alle sue esigenze, ma l’impatto con il nuovo istituto ha subito messo in luce alcune criticità strutturali. Anziché arrendersi, però, la famiglia ha dato vita a un lavoro d’équipe che ha coinvolto la dirigenza scolastica, la Città di Pinerolo e la nostra Unione.

“Ci sono voluti diversi mesi di lavoro – racconta Sergio Prelato, del Comitato Autonomie e Mobilità UICI Torino – e non è stato facile individuare delle soluzioni pratiche, in grado di aiutare il ragazzo e di rispettare le norme di legge, piuttosto stringenti”. Finalmente, con l’impegno di tutti, sono stati installati, sia all’esterno che all’interno dell’edificio, alcuni ausili, tra cui un servoscala e una serie di percorsi Loges a pavimento (dotati anche di corrimano) che permettono a Samuele di percepire tattilmente il tragitto che deve compiere per raggiungere la sua aula, il refettorio, i servizi igienici e altri spazi. In questo modo il ragazzo viene stimolato a essere più autonomo nei movimenti, cosa che si inserisce nel suo percorso di fisioterapia. “Nel progettare gli interventi – aggiunge Prelato – abbiamo certamente pensato a Samuele, ma, d’accordo con la famiglia, abbiamo anche cercato di guardare al futuro, aiutando la scuola a dotarsi di strumenti che potranno tornare utili per allievi futuri”.

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